La musicassetta è stata immessa sul mercato nel 1963 dalla Philips. In origine era costituita da una certa quantità di nastro magnetico della BASF racchiusa in un guscio protettivo in materiale plastico. Il nastro disponeva di quattro tracce, dando la possibilità di registrare due tracce stereo – una riproducibile come lato 'A' posto in alto e l'altra utilizzabile capovolgendola – in modo analogo a quanto avviene con i dischi in vinile. Esistevano altri sistemi a cartuccia di nastro (come lo Stereo 8) ma la musicassetta si affermò col supporto della Philips denominato Compact Cassette e lanciato sul mercato nello stesso anno (1963).
La produzione di massa cominciò nel 1965 ad Hannover in Germania, contestualmente iniziò la vendita di nastri preregistrati; l'avvento di supporti digitali (
CD audio in primis) portò alla cessazione pressoché totale di tale massiccia produzione e distribuzione.
 
La musicassetta è stata inizialmente concepita per l'uso nei dittafoni, per i quali la fedeltà della riproduzione non era particolarmente critica, ma presto, grazie alla sua praticità e compattezza divenne uno strumento popolare anche per l'ascolto di musica preregistrata. Dalla metà degli anni settanta la qualità del nastro fu nettamente e progressivamente migliorata passando da supporti magnetici realizzati esclusivamente prima con ferro o ferrite a supporti al cromo, ferricromo e successivamente in lega metallica appositamente studiata (cassette metal). Con il miglioramento del supporto magnetico e la concomitante produzione di sempre più validi apparecchi per la registrazione e riproduzione di compact cassette, la musicassetta riuscì a competere con le classiche e costose bobine, quantomeno negli impianti Hi-fi domestici, inoltre la cassetta rappresentava il modo più conveniente per ascoltare musica al di fuori dell'ambiente domestico e principalmente in automobile.
A partire dal 1979, con l'introduzione del Walkman prodotto da Sony, la popolarità della musicassetta aumentò ulteriormente per poi scemare prima con l'avvento dei CD masterizzabili e lettori CD portatili, ed in seguito a causa della diffusione del formato MP3 e dei relativi lettori.
                                                            
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Nel frattempo, mentre l’industria discografica si contorce nella ricerca del nuovo prototipo, tra scelte fallimentari, promesse e illusioni, è già divampato da tempo un incendio nella memoria sonora collettiva, alimentato da una crescente tendenza all’esplorazione archeologica dei media e foriero di onde nuove, stimoli, sonorità, mode e visioni inedite. Come accadde ieri al vinile, che dopo l’entrata in scena del radioso compact disc negli anni ‘80 diventò un oggetto di culto,
oggi la compact cassette, espulsa dall’invisibile mp3, ritorna al centro dell’interesse di artisti e collezionisti.
Introdotta in massa negli anni ’60 dalla compagnia olandese Philips, l’audiocassetta nasce proprio come alternativa portatile all’ingombrante e voluminoso vinile, inaugurando una stagione di enorme successo che coniuga musica e movimento e si evolve dall’autoradio al walkman, dal lettore mp3 al cellulare. Grazie all’etica punk del Do It Yourself l’audiocassetta divenne subito molto popolare e si diffuse in fretta tra i giovani; chiunque aveva la possibilità di registrare i propri mix e creare l’artwork delle proprie compilation. Lo Stereo 8, tra i primi registratori multitraccia su nastro, fu utilizzato massicciamente negli studi di registrazione casalinghi e dalle punk-rock band inglesi negli anni ‘70 e nei primi ‘80 e oggi la cartuccia originale di Never Mind The Bollocks dei Sex Pistols è già roba da collezione.



Il maggiore input venne dall’industria automobilistica quando nel ‘66 la Ford cominciò a commercializzare le sue automobili con l’opzione di un lettore di cartucce Stereo 8. Il successo negli Usa fu enorme, ma venne ben presto sorpassato da quello dell’audiocassetta - “scatoletta” in francese - che era ancora più portatile, maneggevole ed economica. Oggi, a vent’anni dal suo declino nel mercato discografico, la cassetta non è stata dimenticata, almeno dalle forze di polizia britanniche le quali, sembra, continuano a registrare su nastro interviste e interrogatori acquistando circa cinquecentomila pezzi l’anno, la metà circa delle vendite totali di nastri nel Regno Unito. Ma non solo. Negli ultimi anni un numero crescente di musicisti, compositori e artisti hanno ripreso in mano l’audiocassetta per esplorarne le potenzialità stilistiche, performative, sonore e di libero mercato, ponendola a volte al centro della propria ricerca estetica. In Germania la popolarità del collezionismo di audiocassette è sorprendente: esistono forum di scambio dedicati e i mercatini dell’usato a Berlino sono colmi di offerte di tutti i generi, mentre i veri puristi ricercano solo il formato Sony al cromo.
In musica sperimentale? Anche qui è già da tempo in voga servirsi non solo di audiocassette e sovraincisioni ma anche di walkman, usati nelle performance come strumenti musicali, oppure come amplificatori in miniatura, microfoni low-fi, generatori di feedback, e ancora cortocircuitati, processati, amplificati, in linea con sonorità concrete, con l’estetica sonora della gestualità, della silent music e in generale controtendenza allo standard del suono digitale, sempre più compresso, saturo e assordante. E si potrebbe continuare a lungo sul sentiero della poesia sonora e della radio art...


                                                                                                                         
Alessandro Massobrio